Riforma della crisi d’impresa: tutte le novità del nuovo Codice

Doveva entrare in vigore lo scorso 15 agosto, ma l’epidemia di Covid-19 ha fatto slittare l’introduzione dell’ultimo step del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza al prossimo 1 settembre, quello relativo agli indicatori (art.14 e 15 del codice) e il conseguente obbligo di segnalazione/gestione degli indicatori. Non è escluso che, stante l’emergenza economico-sanitaria, ci possa essere un ulteriore rinvio, ma tutte le aziende, sia quelle con una solida posizione sia quelle con i conti traballanti, farebbero bene ad arrivare preparate all’appuntamento. Senza preoccuparsi troppo della data precisa. 
La nuova disciplina sulla “liquidazione giudiziale” – espressione introdotta dal nuovo Codice in sostituzione di “fallimento” – rivoluziona infatti l’approccio alle crisi aziendali, cercando di prevenire le situazioni gravi. Un cambiamento che avrà pesanti ripercussioni sia sulle imprese che sono a rischio “liquidazione” sia su quelle che vantano dei crediti nei confronti delle prime.

Prevenire la crisi aziendale è meglio che curarla

Il nuovo Codice obbliga le aziende ad attivare un processo di controllo direzionale in grado di “intercettare” la crisi prima di quanto avvenisse in passato. E questo con l'obiettivo di anticipare l'emersione di segnali di crisi preoccupanti, prima che le società si trovino ad attraversare un periodo difficile. Il concetto chiave del nuovo codice è lo “squilibrio economico-finanziario” che viene misurato facendo ricorso agli “indicatori”. Il più importante di questi è indicato dall’acronimo DSCR (Debt Service Coverage Ratio), cioè la percentuale di cash flow operativo (al netto delle tasse) necessari per far fronte ai debiti, intesi come interessi più rimborso della quota capitale.
Se da un lato questa impostazione è corretta, perché prima si interviene maggiori sono le probabilità di garantire la continuità aziendale, dall’altra farà inevitabilmente crescere il numero di imprese segnalate agli OCRI (Organismi di composizione della crisi d'impresa) come possibili soggetti a rischio crisi. E questa è certamente una brutta notizia per i creditori che dovranno far ricorso ad avvocati e giudizi per recuperare il dovuto in misura maggiore rispetto al passato. 
In questo senso le aziende in salute devono prestare grande attenzione. E l’unica strada per farlo e informarsi bene prima di avviare qualsiasi rapporto commerciale. E la stessa regola vale per le banche prima di concedere qualsiasi prestito. Sapere esattamente con chi si sta facendo affari diventerà dunque ancora più importante, perché il rischio di ritrovarsi con in mano delle fatture insolute o con dei crediti in sofferenza aumenterà. Per gli istituti di credito il processo di monitoraggio del rischio è costituito da due momenti fondamentali: l'affidamento dei soggetti per verificare che siano in salute e il monitoraggio costante del portafoglio per stimare il DSCR a sei mesi.

 

Riforma della crisi d’impresa


Chi sta affrontando meglio la crisi e chi peggio

Uno studio condotto da Innolva è molto utile per capire come i rischi siano trasversali e quanto sia importante muoversi su un terreno che rischia di essere minato. 
Ci sono infatti profonde differenze nella tenuta delle imprese da settore a settore e anche da regione a regione. Stanno per esempio i prodotti ospedalieri e farmaceutici, gli alimentari, l’e-commerce e i servizi di telecomunicazioni. 
Sono invece stati letteralmente travolti dal Covid-19 il turismo (-69% il fatturato), il trasporto aereo (-56%), le costruzioni (-41%), l’automotive (-30% la produzione di auto e -38% la commercializzazione) e lo sport e l’intrattenimento (-41%). 
Soffrono poi le piccole e medie imprese, mentre resistono meglio grandi, soprattutto se ben patrimonializzate.
A livello geografico, infine, Innolva ha rilevato che Piemonte, Veneto e Trentino Alto-Adige sono le regioni più resilienti, mentre quelle più fragili sono Basilicata, Molise e Valle d’Aosta.

 

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Rischio d’impresa sotto controllo con la business information

Fortunatamente i servizi di business information di Innolva rappresentano un valido antidoto per questi rischi. I suoi professionisti sono in grado di valutare l’affidabilità (o meno) della controparte. 
Grazie all’utilizzo di sistemi di rating predittivi e costantemente aggiornati e all’analisi di molteplici documenti, Innolva riesce infatti a delineare un quadro aziendale molto dettagliato, che permette di prendere decisioni alla luce di solidi elementi.
Ad esempio, sfruttando i servizi di Innolva è possibile mettere a punto strategie di risk management – perché in fin dei conti è proprio di questo che stiamo parlando – in grado di far fare alle imprese enormi passi in avanti nel campo della riduzione del rischio.
In forza della sua esperienza, Innolva è consulente in diversi tavoli: Innexta, Infocamere, CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili), in quest’ultimo per l'analisi della serie storica dei bilanci depositati dalle società di capitali, necessaria a testare l'impatto dei nuovi indicatori dello stato di crisi. 

 


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