Credito, liquidità e rating. La sfida delle aziende

Gli effetti della pandemia sull'economia

Nei momenti di profonda crisi economica e industriale, come questo, la differenza tra un’azienda viva e una decotta la fa la liquidità che si ha in cassa. Ovvero la capacità dell’azienda di garantire la sopravvivenza e la continuità del proprio business e la possibilità di portare avanti gli investimenti oggetto del piano industriale. Senza liquidità non si pagano gli stipendi, non si rimborsano le rate dei prestiti, non si investe e, naturalmente, non si può partecipare a operazioni strategiche per la crescita d’impresa. La pandemia ha reso il sistema imprenditoriale italiano profondamente fragile. 

I lockdown, le restrizioni, nazionali e globali, hanno impattato violentemente sulle attività produttive, intaccando dal profondo i fatturati e azzerando gli utili. Risultato, meno entrate, meno cassa, dunque meno liquidità. E dunque, impennata del rischio di insolvenza per decine di migliaia di imprese. Sì, ci sono i ristori, ma molto spesso non bastano. E i finanziamenti bancari garantiscono la cassa nel breve termine, ma poi si trasformano in indebitamento. Un loop reso ancora più complesso dal fatto che la pandemia ha reso per le imprese difficile monetizzare i crediti commerciali vantati verso altre aziende. Se l’azienda X non fattura e genera ricavi, non può onorare il credito vantato dall’azienda Y, la quale, nel lungo termine, va incontro al default. I numeri parlano chiaro. 

Uno Tzunami di insolvenze che mettono a rischio il sistema

A causa del blocco delle attività imprenditoriali, attuato per contrastare la diffusione del coronavirus, i pagamenti insoluti aumentano in doppia cifra. Le imprese tendono a non pagare i fornitori. Nel solo 2020, secondo i calcoli preliminari di Euler Hermes, le insolvenze aziendali in Italia potrebbero aver registrato un’impennata del 23%, il che vuol dire quasi 14 mila aziende a rischio default per colpa del meccanismo sopra descritto.
Anche Bankitalia fa delle previsioni sui fallimenti d’impresa in epoca Covid, ricavando i dati dall’andamento del PIL e dalle stime sull’elasticità dei fallimenti. Per l’Istituto il PIL dovrebbe contrarsi del 9 per cento nel 2020, mentre le elasticità stimate dell’effetto del ciclo sarebbero pari a -1,25 (relazione simultanea), -0,65 (relazione ritardata di un periodo) e -0,92 (relazione ritardata di due periodi). Il calo del PIL del 2020 dovrebbe comportare un aumento di circa 2.800 fallimenti “economici” rispetto al livello fisiologico entro il 2022.

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Dinamica dei fallimenti nel 2019 e nel 2020. Fonte: Bankitalia su dati Unioncamere.

 

La sfida del rating per le aziende

Naturalmente la difficoltà nel riuscire a recuperare crediti commerciali, con le ripercussioni del caso sui bilanci, può impattare negativamente sul rating aziendale: il biglietto da visita di ogni impresa, vero e proprio certificato di sana e robusta costituzione. E, la pandemia globale non può certo che aumentare lo stato di insofferenza di molte imprese. Stando alle ultime analisi, emerge che le imprese con rating a rischio in Italia si attesteranno nel 2021 in una forbice compresa tra il 32% e il 46%.
Non stupisce, dunque, che un po’ tutte le associazioni di categoria stiano richiamando l’attenzione dei propri associati sul problema del proprio rating aziendale che, come è noto, è l’indice assegnato ad ogni impresa, sulla base dell’analisi dei bilanci e dell’evoluzione storica, e che esprime la capacità di solvibilità della società, cioè la possibilità dell’impresa di ripagare i debiti contratti generando risorse dalla propria attività. Non solo. Un cattivo rating può pregiudicare, per esempio, l’accesso alle gare o la semplice partecipazione a operazioni industriali. Per questo è essenziale, al giorno d’oggi, che un’azienda abbia un buon rating di credito.

 

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Monitorare il rischio in ogni fase

Mantenere un livello soddisfacente di liquidità in cassa e dunque un accettabile merito di credito è possibile, attraverso il monitoraggio del rischio. E qui entrano in gioco soggetti terzi, ovvero aziende specializzate che assistono l’azienda con diversi tipi di report, che spaziano dalla valutazione preventiva di affidabilità dei prospect alla verifica costante degli indicatori dello stato di salute dei partner (sia con report classici che con informazioni che grazie agli analisti consentono approfondimenti mirati). Attraverso la redazione dei report, è possibile monitorare costantemente lo stato della liquidità di un’azienda.

D’altronde, non si può navigare a vista o affidarsi solo all’esperienza e all’intuito imprenditoriale, ma bisogna dotarsi di sistemi di guida, di monitoraggio e di responsabilizzazione, che la teoria e la migliore prassi aziendale hanno individuato e perfezionato nel tempo.

Il ruolo delle società di recupero crediti

Ma monitorare il rischio liquidità e dunque di credito, non basta. C’è un ultimo anello nella catena. Serve poter recuperare i crediti commerciali vantati. Un compito che spesso le imprese, soprattutto quelle minori, non possono svolgere da sole. Per questo spesso chiamano in causa le agenzie di recupero crediti, sono società private specializzate nella riscossione di crediti commerciali.

Queste vengono solitamente contattate da aziende e professionisti per esigere un credito non pagato da un proprio debitore. Sono quindi società private, le quali si occupano direttamente della gestione e dell’incasso degli insoluti, andando a sollecitare un debitore tramite azioni di convincimento. Queste realtà intervengono tramite un procedimento stragiudiziale, ovvero senza avviare pratiche giudiziarie presso il tribunale preposto. Questo avviene dopo la segnalazione da parte di un’azienda che affida loro la pratica di recupero del credito, che deve essere certo ed esigibile. Questa pratica può essere svolta anche da società specializzate che si avvalgono di avvocati e altre figure professionali per tutelare gli interessi del cliente. Questo riduce i tempi ed i costi del recupero, riuscendo nella maggior parte dei casi ad ottenere l’incasso del dovuto.

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FONTI DATI: Bankitalia, Note Covid-19, 27 gennaio 2021 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-covid-19/2021/2021.0.1.27-ciclo.economico.fallimenti-nota.covid.pdf


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