Torna l’allarme crediti deteriorati: quali sono i rischi e come tutelarsi

La crisi pandemica rischia di causare una nuova impennata di crediti deteriorati in pancia alle banche italiane. Una prospettiva che le costringerebbe a razionare le nuove concessioni di credito, mettendo in ginocchio le imprese, già alle prese con problemi di liquidità per i ritardati pagamenti di clienti e fornitori. A lanciare l’allarme è stato il capo della vigilanza della Bce, Andrea Enria, che ha invitato gli istituti ad attrezzarsi per “gestire con tempestività i debitori in difficoltà”. Per l’esperto, le banche non devono aspettare la fine della moratoria sui prestiti per fare pulizia nei bilanci e far emergere nei bilanci i crediti con probabilità di non essere ripagati.
La sua non è una voce isolata, considerato che nelle ultime settimane diverse società specializzate hanno diffuso stime in merito. Secondo Standard & Poor's, nell’anno in corso le banche italiane “vedranno raddoppiare i crediti deteriorati, fino a circa 200 miliardi di euro” al lordo delle rettifiche.
Rispetto ad altri Paesi, sottolinea l’agenzia di rating, gli istituti nostrani scontano una maggiore esposizione degli istituti nostrani alle Pmi (circa 142 miliardi), che hanno tassi di insolvenza più alti.

La classificazione: Utp, Npl e Past-Due Exposures

Quando si parla di crediti in sofferenza si intendono cose anche molto diverse tra loro, che pertanto necessitano di un differente approccio per essere gestite. In primo luogo vi sono le esposizioni scadute e/o sconfinate (overdrawn e/o past-due exposures, per usare il termine inglese), categoria che indica le somme non rimborsate alla scadenza pattuita in partenza, che di solito producono il solo effetto di far scattare un campanello d’allarme, con il conseguente aumento di attenzione da parte del creditore.
In secondo luogo ci sono le inadempienze probabili (anche note con l’acronimo Utp, cioè Unlikely-to-pay), che indicano le esposizioni per le quali la banca valuta difficile, senza il ricorso ad azioni ad hoc, che il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni contrattuali. Infine vi sono le sofferenze (Npl, non performing loans), cioè esposizioni verso soggetti in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili. Mentre nell’ultimo caso le possibilità di recupero sono ridotte al lumicino, nell’ipotesi di Utp c’è una concreta speranza che l’impresa debitrice superi la crisi e riesca in seguito a restituire quanto dovuto. Proprio per questa ragione le inadempienze probabili non vanno gestite con un approccio liquidatorio (cercando di recuperare subito quel poco che si può), ma in ottica industriale, accompagnando l’impresa nel rientro su binari di normalità. 
Innolva spiega come le soluzioni di recupero crediti offrano interventi di progressiva incisività per agire sui mancati pagamenti a garanzia della liquidità aziendale e miglioramento dei giorni medi di incasso, in Italia e all’estero. La tempestività di intervento è un fattore chiave nella riscossione di un credito. “Dopo sei mesi le probabilità d’incasso diminuiscono del 30%”, sottolinea la società. “È fondamentale intervenire con rapidità e definire la strategia più adatta perché i crediti e i debitori non sono tutti uguali”.

 

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I protagonisti del mercato

Il tema dei crediti in sofferenza è esploso dopo la grande crisi finanziaria del 2008-09. Mentre altri Paesi hanno affrontato l’incremento delle insolvenze ricapitalizzando alcune banche sistemiche con soldi pubblici, l’Italia ha proceduto con prudenza su questo fronte per non creare ulteriore tensione sul debito pubblico. Una situazione che non ha fatto altro che far crescere le esposizioni, complice il fatto che per diverso tempo i grandi azionisti degli istituti di credito sono stati restii a procedere sulla strada degli aumenti di capitale. La conseguenza è stata una sensibile riduzione dei nuovi crediti concessi a famiglie e imprese, oltre al fallimento di diversi istituti, mentre alcuni (Mps è il caso più emblematico) sono ancora alle prese con un risanamento complicato.
Allo scoppio della crisi pandemica, le banche italiane si sono presentate con fondamentali più robusti rispetto a dieci anni prima e questo sta consentendo di affrontare buona parte delle situazioni critiche quando sono ancora nella fase di Utp.

 

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Società specializzate e cartolarizzazioni: a ogni credito il suo corso

Inoltre nel mercato si è creato un ecosistema di società specializzate nella gestione delle diverse fasi del credito, dal recupero al sollecito dei pagamenti, al monitoraggio del rischio. E sono proprio queste realtà ad assumere un peso crescente nel settore, per la loro capacità di rilevare variazioni e valutare correttamente la probabilità di recupero crediti e di incasso. 
Quando i crediti diventano di difficile esigibilità, istituti finanziari ed enti pubblici li cedono o li cartolarizzano, in sostanza li trasformano in obbligazioni che vengono vendute agli investitori con un rendimento che dipende dalle possibilità di recupero.
Insomma, si è sviluppato un vero e proprio mercato con venditori, compratori e investitori che non fa sparire d’un colpo gli Npl, ma quanto meno consente di distribuire il rischio tra una pluralità di soggetti.

 


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