Quali sono i prezzi di cessione e a quanto si acquistano i crediti deteriorati

NPL è un acronimo noto anche a chi non si occupa di finanza ma semplicemente si tiene informato leggendo le pagine di economia dei quotidiani. 
NPL sta per Non Performing Loan e indica i crediti inesigibili. Sono stati a lungo una zavorra del sistema bancario italiano che, proprio a causa delle sofferenze, altro nome con cui si fa riferimento ai NPL, ha avuto difficoltà a erogare nuovo credito. 
Il tema è stato trattato anche dai media mainstream e solo negli ultimi anni, grazie a importanti cessioni di NPL da parte delle banche ad operatori specializzati, il problema è stato ridimensionato, tornando ad essere di interesse esclusivo degli operatori del settore. 

Le cose potrebbero però nuovamente cambiare perché, nonostante il livello delle sofferenze degli istituti di credito sia oggi relativamente basso, l’elevato numero di crisi aziendali scatenate dal Covid-19 rischia di avere come inevitabile effetto una risalita della percentuale di NPL sul totale del credito erogato. Ma prima di tutto vediamo che cosa sono i Non Performing Loan e come si inseriscono nel business bancario.

 

NPL sta per Non Performing Loan e indica i crediti inesigibili

 

Che cosa sono i Non Performing Loans

Non Performing Loans si può tradurre con “crediti non performanti”. Bankitalia li definisce “esposizioni verso soggetti che, a causa di un peggioramento della loro situazione economica e finanziaria, non sono in grado di adempiere in tutto o in parte alle proprie obbligazioni contrattuali”. La riscossione di questi crediti, riguardi essa gli interessi o il capitale, è incerta sia negli importi che nella tempistica.

Vediamo alcuni termini di uso consolidati sull’argomento:

Sofferenze: sono il complesso delle esposizioni creditizie per cassa e “fuori bilancio” nei confronti di un soggetto in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalla banca.
Inadempienze probabili: esposizioni per le quali la banca valuta improbabile, senza il ricorso ad azioni quali l'escussione delle garanzie, che il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni contrattuali
Esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate: sono esposizioni creditizie per cassa, diverse da quelle classificate tra le sofferenze o le inadempienze probabili, che, alla data di riferimento della segnalazione, sono scadute o sconfinanti da oltre 90 giorni e oltre una predefinita soglia di rilevanza. 

Le diverse tipologie di sofferenze

Nella pratica esistono sostanzialmente quattro tipologie diverse di prodotti che possono generare sofferenze.
La prima è costituita dal credito al consumo. Si tratta di carte di credito, prestiti di liquidità e per l’acquisto di autoveicoli, elettrodomestici e altri beni durevoli. Sono crediti erogati ai privati e non sono garantiti. Il loro recupero è complesso e costoso, perché il rapporto fra cifra oggetto del contenzioso e spese è sfavorevole. Non sono dunque NPL molto appetibili per la maggior parte dei players in gioco: le loro valutazioni sono di conseguenza basse.

Ancora diversa è la situazione dei crediti molto vecchi, per i quali magari è già stata intrapresa la strada giudiziaria. Gli operatori specializzati nell’acquisto di NPL puntano su questi ultimi in base all’asset sottostante e a quanto fatto in precedenza. Gli istituti di credito, per parte loro, li cedono senza grossi problemi a prezzi molto bassi perché, essendo vecchi, sono già stati ampiamente svalutati e non comportano una minusvalenza a bilancio.

Ben diversa è invece la situazione dei mutui residenziali. In quanto garantiti da un’ipoteca, sono crediti considerati “sicuri” o comunque molto più sicuri delle due precedenti tipologie. I prezzi a cui vengono venduti possono arrivare fino al 50% del loro valore nominale, contro il 5% (o un valore inferiore) dei “crediti più vecchi”. Presentano però lo svantaggio di richiedere tempi molto lunghi per il recupero che, spesso, passa attraverso il pignoramento dell’immobile e la vendita forzata.
Ci sono infine i crediti verso le piccole e medie imprese (PMI), il cui valore è inferiore a quello dei mutui.

 

NPL sta per Non Performing Loan e indica i crediti inesigibili

 

La gestione degli NPL da parte delle banche

Nel momento in cui un credito va in sofferenza, cioè quando un mutuatario smette di pagare le rate o un’impresa di restituire il credito ricevuto e il soggetto cade in uno stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili la banca deve effettuare un accantonamento per coprire la probabile perdita. 
Il problema sorge quando la percentuale di crediti in sofferenza sul totale di quelli erogati diventa troppo alto, diverse banche italiane nel corso della crisi hanno superato la quota del 20%.  In questo caso l’istituto di credito deve vendere le sofferenze e, allo stesso tempo, rafforzare il proprio capitale
La cessione comporta sovente perdite pesanti, perché i prezzi che i compratori sono disposti a pagare sono solitamente molto lontani dagli importi che la banca ha concesso in prestito. La strada maestra per ridurre queste perdite è quella del monitoraggio del rischio che inizia fin da prima dell’erogazione del credito. Stimare correttamente la solvibilità del soggetto a cui si prestano i soldi è la migliore garanzia per averli poi indietro (con gli interessi).

La situazione degli NPL in Italia

Secondo il monitoraggio condotto da Bankitalia, nel 2019 (ultimo dato disponibile) le banche hanno venduto NPL per 34 miliardi di euro, un valore in calo rispetto al biennio precedente. Erano stati 78 miliardi nel 2017 e 43 nel 2017. Il bilancio resta però positivo perché i portafogli di sofferenze cedute sono stati il triplo dei nuovi ingressi in sofferenza (12 miliardi).  Decisiva per favorire le transazioni nel mercato delle sofferenze è anche la presenza delle garanzie del Fondo di Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS) che lo Stato italiano concede per agevolare lo smobilizzo dei crediti in sofferenza dai bilanci delle banche e degli intermediari finanziari.

“Il minore ammontare di posizioni chiuse riflette la contrazione delle sofferenze in essere nei bilanci delle banche (dal 2016 al 2018 le sofferenze sono passate da 192 a 98 miliardi), nonché la riduzione della loro anzianità media e quindi dell'ammontare di posizioni più vicine alla chiusura in via ordinaria”, certifica Bankitalia. 
Per il 2020 le stime parlano di cessioni pari a 30 miliardi di euroNel 2019, inoltre, il tasso di recupero è stato del 28% contro il 30% del 2018. Per i soli crediti assistiti da garanzie il tasso di recupero è stato del 35%, mentre quelli senza garanzie si sono attestati al 21%. Infine, i prezzi di cessione dei crediti deteriorati diversi dalle sofferenze sono cresciuti dal 49% del 2018 al 58% del 2019 per quelli assistiti da garanzie e dal 35% al 44% per quelli sprovvisti.


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