Come recuperare il credito se il debitore è all’estero

Le PMI italiane sono spesso votate all’export. Questo rappresenta un indubbio punto di forza che le mette al riparo dalle debolezze della congiuntura nazionale, ma presenta anche alcuni svantaggi. Fra questi ci sono sicuramente le maggiori difficoltà nel recuperare gli insoluti. E spesso non è semplice recuperare un credito neppure da un’azienda italiana. Non tutti i crediti esteri sono però uguali: se il debitore ha sede all’interno dell’Unione Europea le probabilità di recuperare il dovuto sono maggiori rispetto al caso in cui la sede sia al di fuori dei confini europei.

Vediamo dunque quali sono le differenze e quali azioni può intraprendere un’azienda che non si è vista saldare una fattura dal cliente estero come concordato.

Il recupero crediti all’interno dell’Unione Europea

Analogamente a quanto avviene con una controparte italiana, il primo tentativo va fatto in bonis, ovvero senza coinvolgere l’autorità giudiziaria. Questa procedura va fatta in maniera ponderata e in questa modalità si rivela spesso risolutiva.
Si tratta di un’operazione apparentemente semplice, cioè l’invio di una lettera di sollecito, ma la sua riuscita dipende da quanto la minaccia di un’azione legale sembri concreta e credibile al destinatario. È dunque importante che essa venga scritta dal professionista interno all’azienda o da una società specializzata nel recupero dei crediti che conosca bene le normative del Paese in cui opera il debitore. Fare leva su determinati fattori, legati alla singola azienda, allo specifico contratto o al mercato, insieme alla capacità di parlare la lingua del debitore, aiuta a intavolare una valida trattativa e porta al successo con maggiore frequenza rispetto a una generica minaccia di azioni legali.

 

 

Se la lettera di sollecito non sortisce l’effetto sperato, non resta purtroppo altra via che quella giudiziaria. Pur non essendo una buona notizia per il creditore, come accennato all’inizio dell’articolo, la strada è decisamente meno in salita per chi vanta un credito all’interno dell’Unione Europea. Nel Vecchio Continente si può infatti far ricorso al Decreto Ingiuntivo Europeo, che rende esecutiva in ogni Paese UE un’ordinanza di obbligo di pagamento emessa all’interno degli Stati membri.
Se il debitore non presenta opposizione, oppure la presenta e il giudice la ritiene infondata, anche questa operazione e il recupero del credito sono relativamente agevoli.

Una volta in possesso di un decreto ingiuntivo valido all’interno della UE, il creditore può inoltre ottenere i dati bancari del debitore per procedere al pignoramento. Si tratta dunque di una procedura del tutto simile a quella che si deve seguire quando sia il creditore che il debitore hanno sede dentro i confini nazionali.

 

 

Il recupero crediti al di fuori dell’Unione Europea

Le cose cambiano di molto quando il creditore non è comunitario. Ogni pronunciamento di un tribunale italiano deve infatti essere riconosciuto dall’autorità giudiziaria estera. Si tratta di un processo tutt’altro che immediato, che risulta essere estremamente complicato in determinati Paesi. Le difficoltà di questa operazione sono tali che, in alcuni casi, è addirittura preferibile rivolgersi direttamente a un giudice del Paese dove si trova il debitore.

Come è facile capire, non esistono regole generali ma ogni caso va valutato singolarmente. E questo lo può fare solo una squadra di professionisti. Entrano infatti in gioco numerosi fattori, quali la giurisdizione del Paese estero, la legge applicabile, le altre clausole presenti nel contratto di vendita e, ovviamente, l’entità del credito
Si tratta di procedure costose e nella maggior parte dei casi anche lunghe, in quanto è necessaria l’assistenza legale sia in Italia che all’estero. Infine, anche in caso di sentenza favorevole al creditore, non è sempre possibile recuperare tali oneri. La possibilità di non ottenere nulla (worst case scenario) va anche presa in considerazione per orientare, in base al realistico rapporto costo-benefici, la scelta delle azioni da intraprendere.

Come prevenire gli insoluti

Per tutti questi motivi è bene fare il possibile per evitare che la propria azienda si trovi nella situazione di dover avviare una procedura di recupero del credito estero. 
Il contratto di vendita va redatto molto bene, con particolare attenzione alla clausola riguardante il tribunale competente e la legge applicabile al rapporto in caso di controversie, ma anche maggiore importanza rivestono le indagini sulla solidità patrimoniale della controparte.

Prima di instaurare un rapporto commerciale è bene affidarsi a una società in grado di valutare approfonditamente l’affidabilità del cliente potenziale, la consistenza del suo patrimonio e l’esistenza di eventuali precedenti. È opportuno studiare attentamente i suoi bilanci, anche andando indietro nel tempo, e raccogliere il maggior numero possibile di informazioni attraverso tutti i canali disponibili, da quelli ufficiali, cioè le istituzioni equivalenti alle nostre Centrali di Rischi, Camere di Commercio, Ufficio del Catasto, fino a quelle non ufficiali.

Una società come Innolva è strutturata per recuperare questi dati, analizzarli e ricavarne un report sull’affidabilità dell’impresa. Il vantaggio di affidarsi alla consulenza esterna sta nella possibilità di richiedere una serie di report costantemente aggiornati perché, come ci ha insegnato la crisi scatenata dal Covid, le cose possono rapidamente cambiare e la strategia va altrettanto rapidamente adeguata alle mutate condizioni.

 
 
 


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