Finanza sostenibile e Rating ESG

Le variazioni climatiche, demografiche e tecnologiche che hanno interessato il nostro pianeta negli ultimi decenni stanno mettendo a serio rischio non solo il presente ma anche il futuro delle prossime generazioni. Ecco che ha iniziato a prendere forma il concetto di economia circolare che, come la natura, si basa su cicli, a differenza dell’attuale economia lineare che presuppone un inizio e una fine: estrazione-produzione-dismissione. Pertanto, possiamo affermare che per poter giungere ad un’economia circolare è necessario sviluppare validi sistemi di riuso che consentano, tramite smontaggio e riciclo, di allungare il più possibile il ciclo di vita di un bene.

Finanza sostenibile

Il concetto di “sostenibilità”, negli ultimi anni, ha oltrepassato la mera accezione ambientale per approdare al contesto finanziario in termini di valutazione a lungo termine sia di un’azienda che di un progetto di investimento. Pertanto, anche le banche, in fase di valutazione del merito creditizio, sempre più frequentemente hanno iniziato ad affiancare, in fase di valutazione del profilo di rischio, il Rating tradizionale al “Rating ESG” o Rating di sostenibilità. I fattori su cui si basa sono i seguenti:

l’ambientale (Environmental)
il sociale (Social)
la gestione dell’azienda (Governance)

Alcune banche hanno già modificato la propria policy di concessione del credito riservando alle aziende più virtuose condizioni e/o prodotti economicamente più vantaggiosi, stante la loro maggiore sensibilità e propensione all’applicazione dei principi ESG.

È dimostrato, infatti, che le aziende operanti nel rispetto dei fattori ecosostenibili registrano effetti positivi sia nei flussi di cassa dei debitori sia nella probabilità di default. Effetto conseguente: mitigazione del rischio di credito.

Contesto Internazionale

Nel 1992, in occasione del “Summit della Terra” fu sottoscritta a Rio de Janeiro la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change-UNFCCC). Il documento non poneva obblighi vincolanti però riconosceva alle parti firmatarie la possibilità di adottare, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati "protocolli") ove inserire dei limiti obbligatori di emissioni.
Il primo protocollo risale al 2008 e si è caratterizzato per due fasi:

a) La prima fase iniziata nel 2008 e finita nel 2012, in cui è stato chiesto ai paesi firmatari di ridurre le emissioni di gas serra inquinanti (biossido di carbonio, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) di almeno il 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (base di riferimento). In ogni caso la % richiesta cambiava in base al paese ovvero alle emissioni di ciascuno. 
b) La seconda fase, a seguito dell’emendamento di Doha, ha prolungato il protocollo stesso fino al 31/12/2020 ed è nota come Kyoto 2. L’emendamento ha:

●introdotto un ulteriore gas serra
●nuove azioni per ridurre le emissioni di gas
●alzato l’impegno alla riduzione delle stesse di almeno il 18% rispetto ai livelli del 1990

Il 25 settembre 2015, 195 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto un programma, c.d. “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, per il raggiungimento di 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) che riguardano le persone, il pianeta e lo sviluppo economico di ogni singolo Paese. L’Agenda 2030 si articola su 5 pilastri: Persone, Prosperità, Pace, Partnership e Pianeta. 
Successivamente, il 12 dicembre dello stesso anno, è stato siglato dalle Nazioni Unite, in occasione della XXI Conferenza delle Parti dell'United Nations Climate Change Conference (Cop21), l’”Accordo di Parigi” che definisce misure, giuridicamente vincolanti, per mantenere nel lungo termine un aumento medio della temperatura globale non superiore a 2° C. 

L’Accordo di Parigi prevedeva un meccanismo al rialzo tale per cui ogni paese avrebbe dovuto presentare, ogni 5 anni, dei dati migliorati in termini di emissioni di gas serra. In occasione del XXVI Conferenza delle Parti dell'United Nations Climate Change Conference (Cop26) è stato firmato il Patto per il Clima di Glasgow nel quale si menziona, specificamente, il carbone come fattore-causa principale dei cambiamenti climatici. I precedenti accordi Cop non hanno menzionato carbone, petrolio, gas e nemmeno i combustibili fossili in generale, come causa principale del cambiamento climatico; questo rende patto per il clima di Glasgow il primo accordo in assoluto a pianificare esplicitamente la riduzione del carbone. 

 

Finanza sostenibile e Rating ESG

 

I punti principali dell'accordo sono:

Un accordo per rivedere i piani di riduzione delle emissioni nel 2022 per cercare di mantenere raggiungibile l'obiettivo dei 1,5 °C
La prima inclusione in assoluto di un impegno a limitare l'uso del carbone
Un impegno per un maggiore sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo. 

 
Contesto Europeo

A dicembre 2016 la Commissione Europea ha istituito un gruppo di lavoro composto da esperti del settore, l’High-Level Expert Group on Sustainable Finance (HLEG), al quale è stato assegnato il compito di elaborare raccomandazioni funzionali allo sviluppo della finanza sostenibile. 
Il 31 dicembre 2018 l’HLEG pubblica il report finale “Financing a sustainable European Economy” contenente un panel di raccomandazioni volte principalmente a:

aumentare gli investimenti per fornire supporto ad un sistema economico sostenibile;
integrare nei processi decisionali finanziari gli elementi legati alla sostenibilità (ESG);
garantire una maggiore trasparenza sugli investimenti sostenibili e darne una visione a medio-lungo termine, senza inutili pressioni di rendimenti a breve termine.

A fronte di quanto illustrato nel report dell’HLEG, la Commissione Europea pubblica, a marzo dello stesso anno, pubblica l’”Action Plan Financing Sustainable Growth” ovvero il piano contenente le azioni necessarie per rendere attuativa la finanza sostenibile.

 

Finanza sostenibile e Rating ESG

 

La Commissione al momento non ha ancora normato tutte le azioni contemplate nell’action plan.

Anche l’European Banking Autority (EBA) nelle sue “Guidelines on Loan Origination and Monitoring” pubblicate il 20 giugno 2019, ha introdotto il concetto di inclusione nel rischio creditizio degli elementi ESG. 
Il 9 marzo 2020 il Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG), gruppo di esperti voluto dalla Commissione Europea, ha pubblicato il report finale contenente le raccomandazioni riguardo le nuove normative per la realizzazione di una finanza sostenibile.

Sono attesi entro fine anno, gli atti delegati relativi ai regolamenti della Commissione Europea che disciplinano due temi ancora molto dibattuti: la Tassonomia della finanza sostenibile, disciplinato dalla Commissione Europea con il Reg. 2020/852 ed in vigore da giugno 2020, e le norme per le Rendicontazioni degli investimenti sostenibili (Reg. 2019/2088). 

Nel frattempo, l’Europa non si è fermata ed ha creato la Platform on Sustainable Finance, composta da 50 membri (9 osservatori speciali e 7 enti pubblici rappresentati), che sostituirà la TEG con le seguenti finalità:

affiancare la Commissione nella tassonomia
fornire consulenza in tema politica finanziaria e contribuire, così, allo sviluppo e miglioramento costante della policy per un’economia sostenibile

La scadenza finale è il 31 dicembre 2021, data in cui un primo blocco del Regolamento sulla Tassonomia diventerà operativo ma già dal 10 marzo 2021 gestori e consulenti finanziari dovranno essere in grado di fornire spiegazioni circa la sostenibilità dei prodotti offerti. In particolare, gli istituti finanziari dovranno fare disclosure su rischi e obiettivi di sostenibilità dei prodotti nella documentazione precontrattuale, nella reportistica periodica e sul sito internet.

Contesto Nazionale

- Testo Unico Bancario
Il Testo Unico Bancario (Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 – versione aggiornata al decreto-legge 25 marzo 2019, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 2019, n. 41) all’art. 111-bis “Finanza etica e sostenibile” definisce i criteri che devono essere soddisfatti da una banca per poter essere definita operatore etico e sostenibile tra i quali, ad esempio, l’utilizzo di un rating etico internazionalmente riconosciuto.

- Decreto legislativo n. 254/2016
Nel nostro Paese un primo passo verso il concetto di “sostenibilità” è stato fatto con il Decreto legislativo n. 254/2016, entrato in vigore a gennaio del 2017, nel quale si è recepito quanto stabilito, in materia di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità nella composizione degli organi di amministrazione, gestione e controllo di imprese e gruppi di grandi dimensioni, dalla direttiva Europea 95/2014. Le dichiarazioni di carattere non finanziario coprono, come definito all’art. 3, comma 1 del citato Decreto, i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell'impresa, descrivendo almeno:

a) il modello aziendale ivi inclusi i modelli di organizzazione e di gestione adottati;
b) le politiche praticate dall'impresa, ed i relativi indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario;
c) i principali rischi, generati o subiti, connessi ai suddetti temi e le catene di fornitura e subappalto.

- Codice di Autodisciplina di Borsa Italiana
Si tratta di una ulteriore raccolta di regolamenti volti a ridefinire l’assetto organizzativo aziendale sui principi di sostenibilità. Il Consiglio di amministrazione, ad esempio, avrà maggior cura nel definire il tipo e livello di rischio compatibile con gli obiettivi strategici, considerando tutti i rischi che possano assumere rilievo in ambito di sostenibilità nel medio-lungo periodo. Il CdA deve valutare anche l’opportunità circa la costituzione di un comitato dedicato alla supervisione delle questioni legate, appunto, alla sostenibilità.

- Regolamenti e Certificazioni
I regolamenti ed i processi di certificazione dei processi di certificazione dei sistemi di gestione aziendale. I sistemi di gestione aziendale sono da intendersi come l’insieme di regole che l’azienda adotta per migliorare le proprie prestazioni nonché dimostrare il proprio impegno nel rispetto della compliance normativa o per mitigare i rischi connessi alla precipua attività svolta dall’azienda stessa.

- Carta degli investimenti sostenibili
Con questa Carta, presentata il 5 luglio 2021, la Banca d’Italia si è assunta i seguenti obiettivi:

a) promuovere la sostenibilità ESG, con iniziative per incoraggiare la diffusione di informazioni di sostenibilità da parte degli emittenti, degli intermediari e degli altri operatori del sistema finanziario;
b) proseguire a integrare i principi ESG nella gestione degli investimenti e dei rischi finanziari e privilegiare gli investimenti che presentano il miglior profilo ESG, applicando esclusioni basate sulle convenzioni fondamentali in materia di lavoro e sui trattati internazionali in materia di armi controverse ed escludendo infine i produttori di tabacco
c) pubblicare informazioni e analisi sulla finanza sostenibile; comunicare periodicamente i risultati raggiunti per i propri investimenti e gli effetti per la società e l’ambiente; contribuire alla diffusione della cultura della finanza sostenibile nel sistema finanziario e tra i cittadini.

- PNRR e Resilienza
Per poter accedere ai fondi europei del programma Next Generation EU, l’Italia ha predisposto il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) contenente una serie di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026. Il PNRR, si articola in sei «missioni»: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Il 22 giugno 2021 il nostro Piano è stato definitivamente approvato dalla Commissione Europea e il 13 luglio dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin).

- Aspettative di vigilanza
La Banca d'Italia, in linea con analoghe iniziative della BCE, ha elaborato un insieme di aspettative sull'integrazione dei rischi climatici e ambientali nelle strategie aziendali, nei sistemi di governo, controllo e gestione dei rischi degli intermediari vigilati. Con la circolare ABI diffusa il 14 aprile 2022 ha anticipato l'avvio di un confronto con gli intermediari sul grado di rispondenza alle aspettative e sui piani di adeguamento.

 

Il Rating ESG

Il Rating ESG è destinato ad affiancare il Rating tradizionale in quanto prende in considerazione elementi che esulano dal classico contesto di valutazione economico-finanziario. Ad esempio, per una banca il merito creditizio cambierà verso quelle aziende maggiormente esposte a catastrofi naturali come i terremoti aumentando il rischio di credito nella valutazione di merito. Per la banca, conoscere ex ante questo aspetto, significherà evitare perdite e per l’azienda non incorrere in un pesante rischio reputazionale.
Di seguito, per ogni fattore ESG, i driver più importanti.

 

Fattore Ambiente  
Cambiamento climatico. Con la valutazione delle emissioni di CO2 della società sia in valore assoluto sia in rapporto ai concorrenti.
Risorse Naturali. Vengono valutati la quantità di input utilizzati per realizzare un determinato prodotto o servizio, incluso lo spreco di acqua.
Inquinamento e sprechi. Si valutano gli sprechi pericolosi e l’impatto sull’ambiente da parte della società in termini di inquinamento di aria, acqua e terra, oltre all’utilizzo di un packaging sostenibile.
Utilizzo ambientale. Si valutano gli impatti che stabilimenti presenti e futuri hanno e avranno sulla fauna e la flora locale (inclusa la deforestazione).

Fattore Sociale  
Gestione risorse umane. Si valuta l’eterogeneità di sesso, religione, etnia all’interno di un’azienda, nonché i programmi di attrazione dei talenti e gli standard lavorativi.
Prassi di sicurezza. Si valutano le misure adottate in azienda per garantire la sicurezza dei lavoratori, il numero di incidenti sul lavoro e il numero di prodotti rimandati indietro dai clienti perché non sicuri
Gestione dei clienti. Si valutano le statistiche di soddisfazione della clientela e gli standard di protezione dei dati dei clienti.
Impatti sulla comunità. Si valutano le iniziative di coinvolgimento delle comunità dove operano le aziende, nonché eventuali esposizioni al rischio guerra e terrorismo.

Fattore Governance    
Struttura gerarchica. Si valutano la composizione e la diversità del CdA, il numero di presenze dei membri, la remunerazione e gli incentivi degli amministratori e l’organizzazione aziendale.
Codici di condotta e valori. Si valuta se i codici comportamentali vengono realmente applicati, la coerenza tra le dichiarazioni pubbliche sui valori etici della società e quanto accade in azienda e la presenza di funzioni aziendali preposte alla verifica (compliance) del rispetto delle regole.
Trasparenza e reporting. Si valuta il livello di disclosure degli indicatori ESG, le pubblicazioni di bilanci annuali sulla sostenibilità e la trasparenza sui livelli di tassazione di un’azienda.
Rischio informatico. Si valuta la presenza di procedura di cybersecurity nonché di piani preventivi e di contingency in caso di attacco informatico.

 
 

Finanza sostenibile e Rating ESG

 

Come arrivare alla valutazione finale

Dopo aver valutato i singoli driver ESG, vengono analizzati avvenimenti rilevanti degli ultimi dieci anni della storia della società (inclusi disastri naturali, controversie sindacali, contenuti dei documenti finanziari, e non, e misfatti del management), così da valutare se sono stati posti rimedi a questo tipo di evenienze. I dati utilizzati, pertanto, sono di natura quantitativa ma anche qualitativa e reperiti tramite le compilazioni di questionari, non ancora internazionalmente standardizzati, con, ove possibile, risposte chiuse.

Alla fine di questo processo si perviene ad un rating ESG, generalmente compreso tra 0 e 100.

La risposta è banale: se una società riceve poche lamentele dai clienti, vorrà dire che la qualità del prodotto è elevata e potrà attendersi volumi di vendita in aumento sul mercato. Se i lavoratori sono sicuri a lavoro e le fatalità sono contenute, la società sosterrà meno costi legati a cause sindacali. Se una società ha un basso impatto ambientale, si esporrà a minori costi operativi (legati ad es. all’acquisto di certificati verdi) e a minori passività ambientali verso lo Stato in caso di deturpazione del territorio.

Possiamo affermare che non esiste, al momento, un metodo univoco per l’elaborazione del rating ESG. Basti pensare, infatti, che un working paper del Mit Sloan School of Management ha evidenziato, per 5 agenzie di rating ESG (KLD, Sustainalytics, Video-Eiris, Asset4, and RobecoSAM) la correlazione è del 61% mentre in ambito di rating tradizionale (considerando ad esempio i rating di Moody’s e S&P) tra le agenzie c’è una correlazione del 99%. Ciò è dovuto ai pesi che ogni elemento ESG e sotto tema può avere in base a chi effettua la valutazione e/o al settore di appartenenza dell’azienda. Un recente studio dell’ESG European Institute ha evidenziato che nel 2018 potevano contarsi più di 600 rating ESG a livello globale.

L’ESG e la componente Technology

Sebbene molte realtà non siano ancora riuscite ad inglobare totalmente le logiche ESG, si è reso necessario aggiungere un altro fattore: la tecnologia

Nell’ultimo Emerging Risks Monitor Report di Gartner la componente di cyber security sale al primo posto, secondo il sondaggio effettuato intervistando 153 dirigenti impegnati nella gestione del rischio e dell’audit. Il rischio di attacchi informatici viene considerata la priorità anche a seguito dell’inasprimento del cybercrime e la relativa velocità.
Viene offerta la possibilità di valutare, una volta fornita la URL del soggetto da analizzare:

Il numero di servizi esposti e a rischio sul web
Il numero di email compromesse
Il numero di data leaks che riguardano l’impresa oggetto dell’analisi

La valutazione ESG e quella dei rischi fisici

La valutazione dei rischi fisici è spesso affiancata alla valutazione ESG. Mediante algoritmi proprietari, Innolva riesce a individuare i dati geomorfologici associati a ciascun indirizzo in cui opera un’impresa (o all’indirizzo di un immobile). Vengono individuati i seguenti rischi:

Rischio Alluvione
Rischio Frana
Rischio Sinkhole
Rischio Sismico
Rischio Subsidenza
Rischio vulcanico

Questo indicatore rappresenta la probabilità che si verifichi uno dei sette eventi di rischio precedentemente citati.   Essenzialmente, il rischio fisico complessivo rappresenta quanto un’impresa possa essere interessata da uno o più fenomeni di tipo ambientale a carattere avverso. 

La transizione ecologica

Parlando di sostenibilità è obbligo citare l’importanza della transizione ecologica ovvero del processo di innovazione tecnologica e rivoluzione ambientale destinato a favorire le realtà che non tengono conto solo dei profitti economici, ma anche del rispetto della sostenibilità ambientale.

Dopo quanto previsto a Parigi e poi in Cop26, il nostro Governo ha istituito il Ministero della Transizione ecologica al quale sono stati assegnati impegni tramite il PNRR. Le aziende stanno imparando a ragionare in ottica di economia circolare.

 

 


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