Recupero del credito bancario: cosa dice la legge

Uno degli effetti collaterali tipici dei grandi momenti di crisi è la difficoltà per le banche di recuperare il credito bancario concesso. E la pandemia che da quasi 18 mesi attanaglia il mondo e la sua economia, non fa certo eccezione, costringendo piccoli e grandi istituti ad attuare le procedure previste per recuperare il credito. Non è un caso se all’aumentare esponenziale dei  crediti deteriorati (Esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, UTP - Unlikely to Pay - e NPL - Non Performing Loans) sia seguito un incremento delle richieste da parte delle banche di recupero del credito, ovvero dei prestiti erogati a imprese e famiglie.
Oggi il recupero del credito bancario è regolamentato attraverso il decreto ingiuntivo ex art. 50 TUB, il testo unico bancario, secondo il quale gli istituti sono legittimati a chiedere il cosiddetto decreto ingiuntivo secondo una modalità semplificata.
L’obiettivo con il quale il legislatore ha disegnato la normativa è duplice: da un lato, la necessità di favorire le banche e la stabilità del mercato del credito, dall’altro la volontà di fornire uno strumento probatorio efficace, per soddisfare rapidamente le richieste degli istituti a tutela della propria liquidità.

La normativa in vigore: articolo 50 Testo Unico Bancario

Più nel dettaglio, secondo il medesimo articolo 50 del TUB, in caso di mancato pagamento, tra gli altri, delle rate di un prestito, le banche sono legittimate a emettere il decreto ingiuntivo, “anche in base all’estratto conto, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca interessata, il quale deve altresì dichiarare che il credito è vero e liquido”.

Occorre fare una premessa: il credito, ai fini della validità dell’ingiunzione di pagamento, deve avere alcune precise caratteristiche:
deve essere liquido, l’importo deve cioè poter essere quantificato in modo rapido e preciso;
deve essere esigibile, quindi non sottoposto a termine oppure a condizione sospensiva;
deve essere documentabile per iscritto - costituiscono in questo senso prove scritte: le fatture, le parcelle, i titoli di credito e molti altri documenti.

Questo si verifica perché il legislatore, nel corso degli anni, ha ritenuto opportuno tutelare le banche sviluppando una normativa particolarmente favorevole, che consentisse alle stesse di ottenere decreti ingiuntivi in tempi rapidi, al fine di poter procedere celermente alla tutela dei crediti vantati.
Inoltre, nel ricorso per decreto ingiuntivo, la produzione dell'estratto di saldaconto, di mera natura riassuntiva del debito finale, non è sufficiente ai sensi del vigente articolo 50 TUB. Questo perché il medesimo articolo richiede anche nel corso della procedura monitoria un vero e proprio estratto conto con la registrazione analitica delle varie partite in dare e avere. 

 

recupero credito bancario

 

Chiariti questi punti, il decreto ingiuntivo può essere emesso. Il giudice esamina la domanda e se non la ritiene sufficientemente motivata provvede tramite la cancelleria a notificare al ricorrente la necessità di integrazione delle prove. Qualora invece sussistano tutti i requisiti, il giudice accoglie la domanda e attraverso un decreto intima l’altra parte a pagare la somma dovuta. 

Esaminando tutta la casistica, il giudice può entro 30 giorni dal deposito dello stesso decreto ingiuntivo:
emettere il decreto ingiuntivo;
sospendere la richiesta e invitare il ricorrente a integrare la prova;
rigettare la domanda nel caso in cui la domanda non sia accoglibile o il creditore non abbia provveduto all’integrazione probatoria.

 

recupero credito bancario 

Agire in fase stragiudiziale, perché è comunque strategico

Le azioni che il creditore può intraprendere per il rientro del debito sono principalmente due:
- “soft collection”, cioè l’insieme dei metodi conciliatori utilizzati per recuperare il credito senza doversi rivolgere al tribunale e, tra questi, in primo luogo la phone collection e l’eventuale diffida a cura dell’avvocato notificata come atto giudiziario (c.d. fase pre legale);
- “hard collection”, si tratta dell’insieme delle procedure che passano attraverso le decisioni di un giudice.

Per una banca, in quanto impresa, prima di adire alle vie ufficiali e interpellare un giudice con procedimento legale, è spesso più vantaggioso risolvere un contenzioso per via bonaria. La fase stragiudiziale e quella pre-legale sono infatti le uniche strade percorribili per evitare il contenzioso vero e proprio, che comporta un anticipo in termini economici e di tempo per la parte creditrice. Questo tipo di azione comporta dei vantaggi anche per il debitore: costi più bassi da sostenere, maggiore flessibilità dei rimborsi e nessuna segnalazione ufficiale che possa pregiudicare le attività future.

Nel caso la banca cerchi di comporre la controversia senza ricorrere al giudice, la tempestività dell’intervento è il fattore chiave per determinare il successo dell’azione. Un’azienda specializzata che segue per conto delle aziende clienti il recupero crediti in ogni fase del processo è in grado di ottenere questo risultato mettendo in campo interventi customizzati di progressiva incisività. In questo modo si assicura il migliore risultato sia in termini di recupero dei mancati pagamenti, sia in termini di riduzione dei giorni medi per ottenere l’incasso. 
Innolva fornisce un servizio dedicato di recupero crediti, in collaborazione con oltre 60 studi legali in Italia, ricorrendo a tecniche rodate grazie al know-how, all’esperienza e alla professionalità dei suoi specialisti, per garantire il massimo risultato nel minor tempo possibile.

 


Vuoi dare più forza e valore al tuo business?
PROVA UN SERVIZIO
ARTICOLI SIMILI