I rating non sono tutti uguali: come scegliere quello giusto per la tua azienda

Un biglietto da visita che può fare la differenza in un mondo che più competitivo non si può. Il rating aziendale è l’indicatore dell’affidabilità di un’azienda e della sua solvibilità. La chiave di volta contro i rischi e con cui cavalcare le opportunità. 
Una carta di identità che funge da valutazione dell’impresa che certifica se un’azienda può o meno onorare i suoi impegni, debiti inclusi. O che ne valuta la sostenibilità, cioè la capacità di fare business in modo responsabile riducendo in maniera programmatica l’impatto ambientale. 

A ogni business il suo rating

Si fa presto a dire rating aziendale. Bisogna però considerare che ce ne sono di diversi tipi: il rating commerciale e il rating ESG, solo per citare i più noti. Vediamo di fare un po’ di chiarezza su caratteristiche, utilità e campi di applicazione di ciascuno.

Rating commerciale

Il rating commerciale valuta la capacità di una società o di un ente di onorare i propri impegni nei confronti di terzi, entro un orizzonte temporale determinato. Questo tipo di rating è richiesto dalle aziende perché serve a valutare l’affidabilità dei propri partner commerciali e a individuare l’eventuale rischio di default.
Nel caso di Innolva, il calcolo prende in considerazione tutte le informazioni ufficiali e non ufficiali disponibili sulle imprese e le mette in relazione al mercato, sulla base di modelli statistici evoluti o basati su intelligenza artificiale. Il risultato è uno score che esprime in modo puntuale l'affidabilità di un'impresa a partire dalla valutazione della sua performance economico finanziaria o del settore in cui opera. E prevede la probabilità che l'azienda manifesti gravi inadempienze nell'onorare i propri impegni.
Per individuare il rating commerciale di un’azienda Innolva prende in considerazione diversi fattori, quantitativi e qualitativi: presenza di eventi negativi, governance, situazione patrimoniale, analisi finanziaria, valutazione di rating, valore di fido. Il tutto viene elaborato da complessi meccanismi di calcolo ed eventualmente integrato con l’intervento di un analista esperto, che esprime dei commenti personalizzati in base ai dati del report.   
Il rating commerciale, emesso da società attive in questo campo, è l’indicatore sintetico che meglio rappresenta lo stato di salute dell’azienda, intendendo con ciò la probabilità che l'azienda in un orizzonte definito sia in grado di ottemperare alle proprie obbligazioni.

 

Il rating aziendale


Rating ESG o di sostenibilità

C’è poi un rating in grande ascesa negli ultimi anni, l’ESG (Environmental, Social e Governance), ovvero il rating di sostenibilità, indicato per tutte le aziende che combattono il climate change. Uno strumento che con gli accordi di Parigi (Cop 21) e con la definizione dei 17 obiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile (Agenda 2030) ha conosciuto una grande proliferazione, soprattutto tra le società quotate, che sono obbligate ad averlo. Oggi la media europea è fissata su un rating C mentre la media delle società che producono energia da fonti rinnovabili e pari a un rating B
Alla base del Rating ESG di sostenibilità, si pongono tutte le attività legate alla responsabilità di impresa, che hanno in qualche modo impatti sugli “stakeholder” estesi e che misurano la capacità di fare crescere il business tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance.

 

Il rating aziendale


Ma qual è la differenza con gli altri rating? In realtà l’ESG è complementare al rating commerciale. Il suo scopo è aumentare le informazioni disponibili e quindi ottimizzare le valutazioni e le scelte d’investimento conseguenti, migliorando anche le performance nel medio e lungo periodo. I processi di elaborazione dei rating ESG si basano sull’analisi di diversi materiali tra cui: informazioni pubbliche, documenti aziendali, dati provenienti da fonti esterne quali autorità di vigilanza, associazioni di categoria, sindacati, ONG, sopralluoghi presso l’azienda, incontri con il management ecc. Ecco alcuni aspetti che vengono normalmente considerati nel processo di attribuzione del rating ESG.

Per la sfera ambientale: certificazioni ambientali che verificano la riduzione delle emissioni di CO2, l’efficienza energetica, oppure l’efficienza nell’utilizzo delle risorse naturali (es. acqua). 
Per la sfera sociale: qualità dell’ambiente di lavoro, relazioni sindacali, controllo della catena di fornitura, rispetto dei diritti umani 
Per la sfera governance: presenza di consiglieri indipendenti, politiche di diversità (di genere, etnica, ecc.) nella composizione dei CDA, remunerazione del top management collegata a obiettivi di sostenibilità.
Il rating di sostenibilità presenta però anche qualche svantaggio: primo tra tutti, il fatto che non c’è una definizione condivisa sul mercato e che quindi ogni agenzia di rating ESG applica le proprie metodologie. In questo modo un’impresa considerata sostenibile da un asset manager non lo è per un altro e questo rende difficile ogni confronto.
Il problema riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia italiana: spesso per queste aziende non è facile rispettare i target della sostenibilità, inoltre il "costo nascosto" dell'auto-assessment di questo tipo di rating è molto alto e perciò difficile da gestire. Per le PMI non è quindi sempre possibile ottenere un rating ESG. Nonostante ciò le imprese italiane si dimostrano molto interessate alla nuova frontiera dello sviluppo sostenibile, anche in ottica di sviluppo nuovi parametri di valutazione che arricchiscono ad esempio i report informativi. Un sondaggio condotto da Innolva sulla propria base clienti ad inizio 2021 ha rilevato che il 57,6% delle aziende intervistate attualmente non è dotata di un sistema di misurazione del proprio impatto sociale e ambientale e tra quelli che invece ne sono già provvisti, l’84,3% ritiene che possano sicuramente essere migliorati o incrementati.     


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