Lo stato di salute delle aziende turistiche italiane nel 2022

Le restrizioni agli spostamenti legate alla pandemia hanno inferto un duro colpo al turismo in Italia. Uno scenario che mette sotto pressione i bilanci delle aziende di settore e che suggerisce un supplemento di indagini prima di intrattenere rapporti di business con gli operatori del settore turistico, con un’analisi professionale dei rischi di controparte che aiuta a compiere scelte oculate.

La situazione del turismo in Italia oggi

Alcuni numeri possono aiutare a inquadrare la situazione. Il biennio 2020-21 ha prodotto un vero e proprio big bang sul comparto turistico. L’Istat segnala che lo scorso anno gli arrivi sono crollati del 26,4% rispetto al 2019 per quel che concerne la componente italiana e del 61,5% relativamente agli stranieri. Questo nonostante una ripresa consistente rispetto al primo anno pandemico, maggiormente impattato dal lockdown. A essere più colpiti sono stati i centri storico-culturali e le località balneari, con il Veneto in testa tra le regioni, seguito da Trentino-Alto Adige e Toscana. La spesa turistica si è più che dimezzata nel confronto biennale, mentre a livello di operatori a pagare il conto più salato sono state le agenzie viaggio. 
L’esperienza pandemica incide anche sulle abitudini di viaggio, con le destinazioni estere che nel 2021 si sono dimezzate al 12%.

 Lo stato di salute delle aziende turistiche italiane nel 2022

 

L’impatto della pandemia sui conti aziendali

Queste dinamiche hanno impattato anche sui bilanci delle aziende del settore alloggio, con il fatturato medio che all’inizio del 2021 risultava in calo del 49,7% rispetto a due anni prima e la quota di imprese indebitate verso le banche in crescita dell’11,8%. Mentre il valore mediano dell’indebitamento per azienda tra il 2020 e il 2021 si è impennato del 106%. A soffrire maggiormente, secondo quanto si ricava dal monitoraggio continuo di Innolva, sono state le microimprese, che hanno pagato dazio dal fatto di avere spalle meno robuste per affrontare le avversità del mercato. Pur con accenti differenti, queste dinamiche hanno interessato anche il comparto della ristorazione e quello dei tour operator.
Il crollo del business, confermato dall’incremento delle perdite d’esercizio, ha impattato anche sull’occupazione, con i dipendenti del settore alberghiero che nel primo quadrimestre di quest’anno sono risultati in numero inferiore del 37,8% rispetto allo stesso periodo del 2019.

 

La ripresa nel settore turistico

L’anno in corso si è aperto all’insegna dell’ottimismo. Secondo l’ultima edizione dell’Holiday Barometer, curato da Ipsos ed Europ Assistance, il 76% degli italiani ha programmato una vacanza per l’anno in corso, il 9% in più rispetto al 2021. Un dato superiore al 71% della media europea. Il ponte del 25 aprile ha confermato le previsioni: l’indagine Federalberghi/Nexi ha rilevato un aumento della spesa turistica nell’ordine del 13,7%, con le località d’arte in cima alle preferenze, seguite da mare e montagna. Tendenze che sono state confermate dal ponte del 2 giugno, quando si sono messi in viaggio 14 milioni di italiani. Tutto questo nonostante il nuovo scenario di incertezza generato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia
La ripresa ha evidenziato anche la difficoltà per gli operatori del settore nel reperire nuova forza lavoro, soprattutto camerieri, cuochi e baristi con una certa esperienza sul campo.

 

 
Lo stato di salute delle aziende turistiche italiane nel 2022
 

Fare business nel turismo evitando i rischi

Il deterioramento dei fondamentali di bilancio suggerisce un’attenzione maggiore del solito quando si entra in relazione di business con operatori del settore turistico. Conoscere la solidità di chi si ha di fronte e la sua capacità di affrontare la crisi è fondamentale per non assumersi rischi eccessivi. Innolva, con i suoi database costantemente aggiornati e i suoi software specializzati, consente di rilevare tempestivamente non solo lo stato delle cose, ma anche di lanciare alert su situazioni di difficoltà prossime ad avverarsi. Il tutto attraverso servizi con alto valore aggiunto – gli Early Warning Indicators - che permettono di valutare le negatività ed effettuare un’analisi predittiva. Inoltre, l’analisi può considerare anche l’impatto delle variabili Esg, quelle cioè legate a fattori ambientali, sociali e di governance, nella consapevolezza che un approccio sostenibile al business contribuisce a una crescita sana dei conti, con rischi limitati.
A fronte di uno scenario economico in costante evoluzione, il tempismo delle analisi, e quindi delle decisioni, può fare la differenza.

 

 


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